L’ILVA non vuole del giorno – 26 Maggio 2013

Di Valentina Petrini

Quando si parla di Ilva si perde sempre di vista la notizia del giorno. La ripeto, perché sia chiara. La notizia non è che 40mila posti sono a rischio. Questo lo sappiamo da un anno. Le notizie nuove sono 2.

LA PRIMA
Secondo il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo, i Riva (3mesi fa) da una parte incassavano la legge dal Governo (decreto salva-ILVA) e dall’altra cercavano di fare sparire, o comunque di rendere irreperibili, 1 miliardo e 200 milioni di euro. Soldi che nel corso degli anni i Riva – secondo il gip di Milano – avrebbero sottratto dai conti dell’azienda per portarli all’estero.
“C’è stato un tentativo da parte di Riva di modificare infatti la giurisdizione dei trust per effetto delle iniziative dell’autorità giudiziaria di Taranto”. Un tentativo andato però male visto che le Fiamme gialle di Milano sono riuscite a mettere le mani su tutto il capitale che i Riva avevano distratto dalle casse dell’ILVA, portate nelle isole del Canale tramite la Svizzera e il Lussemburgo, e poi fatte rientrare in Italia con lo scudo.
Avete capito? È chiaro?
Soldi sottratti dalle casse aziendali e trasferiti in paradisi fiscali …

LA SECONDA
A questo provvedimento disposto dall’autorità giudiziaria milanese, ne è seguito un altro della procura di Taranto. Sequestro record di beni corrispondenti a circa 8 miliardi di euro. In pratica i consulenti dei pubblici ministeri hanno quantificato la somma che ILVA avrebbe dovuto investire negli anni per abbattere l’impatto ambientale della fabbrica (8 miliardi). Somma che non è stata investita ma è stata intascata, traducendosi in un guadagno per la proprietà.

Il sequestro – ha spiegato il procuratore Sebastio – non intacca la produzione dello stabilimento. La ratio del sequestro è quella di bloccare le somme sottratte agli investimenti per abbattere l’impatto ambientale della fabbrica“. “La produzione non si tocca – ha sottolineato Sebastio, che ha aggiunto: “Si tratta di un sequestro preventivo per equivalente sulla base della legge 231 del 2001 sulla responsabilità giuridica delle imprese” che dal 2011 contempla anche i reati ambientali.

Lo stesso procuratore ha voluto specificare che non potranno essere sequestrati beni funzionali all’attività e alla produzione della fabbrica (cioè gli impianti necessari a far funzionare la fabbrica)

Traduco e invito la gente (soprattutto di Taranto) ad informarsi, a leggere gli atti, perché serve consapevolezza e responsabilità. L’azienda avrebbe investito altrove e non a Taranto i soldi necessari al risanamento ambientale e per questo motivo la procura – a tutela della cittadinanza – ha disposto il sequestro dei beni. Ma non ha sequestrato la fabbrica.
La produzione può continuare, se l’ILVA vuole.

Ma l’ILVA vuole?

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Di sana e robusta Costituzione – 22 Maggio 2013

Una volta il cardinale Tettamanzi mi chiese: «Gallo, tu preghi?»

«Quando voi superiori mi fate delle zuppe è chiaro che prego. Però eminenza, io ho una preghiera che per divulgarla serve il suo nulla osta…»

E lui, intrigante brianzòl: «E qual è questa preghiera?»

«I primi dodici articoli della Costituzione!»

dongallo

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Dito del giorno – 4 Maggio 2013

E comunque hanno stancato ‘ste foto col dito medio alzato eh.
Non fanno ridere. So’ inutili.
Tiè, l’ho detto.

Gasparri Dito Medio - Nonleggerlo

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Lunga invettiva del giorno – 2 Maggio 2013

Questo probabilmente sarà un post lungo e incazzato. Lo dico subito, perché se tu che leggi non sei bendisposto nei confronti di questa cosa, forse sarà meglio passare a cose più frivole e meno impegnative. Questo post, inoltre, prenderà spunto dal 1° Maggio 2013, e parlerà soprattutto di Taranto. Insomma, ti ho avvisato. Sei libero di cliccare sulla X…adesso.

Sono incazzata, avvelenata e amareggiata nei confronti di un sacco di persone. Se qualcuno si sentirà direttamente chiamato in causa dai miei esempi me ne scuso sinceramente, ma le mie riflessioni sono proprio il frutto di parole dette, lette e sentite realmente, che mi hanno fatto venir su un nervoso che mi impedisce di stare zitta e di pensare ancora “Lascia perdere, non ne vale la pena“. 

Ce l’ho con te, che fai tanto un gran parlare di ciò che si dovrebbe fare per l’Italia e per Taranto sui social network, ma di concreto cosa fai? Non è una domanda retorica, se puoi rispondimi nel merito. 

Ce l’ho con tutti voi che dopo il concerto di ieri avete detto “Tanto oggi è di nuovo tutto come prima“. Spiegatemi: volete solo crearvi un alibi, oppure non ci arrivate proprio? Avete mai sentito parlare di una rivoluzione, d’un cambiamento storico importante, che sia durato 24 ore?! Ve lo ricordate che la Rivoluzione Francese è durata quindici anni, sì? E secondo voi, in quei quindici anni, hanno fatto manifestazione tutti i giorni? Non credo si possa essere tanto ottusi, quindi forza, diciamo meno cretinate. Si chiamano segnali. Segnali a chi comanda, a chi prende le decisioni a scapito nostro: “Ehi, noi siamo qua, siamo tanti, e quello che fate non ci sta bene ma non vi possiamo menare perché altrimenti passeremmo dalla parte del torto“. Un po’ come me che mi sto sforzando di non dire parolacce.
Rome wasn’t built in a day, lo cantavano persino i Morcheeba

Ce l’ho con te che a febbraio sei andato a votare (e c’è una probabilità su quattro che tu abbia votato Grillo) e che oggi non sai neanche come mai al governo c’è Enrico Letta del PD e non Bersani. Non sai perché nel governo da lui presieduto ci sono anche dei membri del PDL. Non sai chi sono i Presidenti della Camera e del Senato. Più sei giovane, e più ce l’ho con te. Più ti lamenti su Facebook, e più ce l’ho con te. Di cosa ti lamenti? Hai votato la furbizia di Grillo nel dire frasone a effetto, hai votato il primo che ti ha detto che i politici sono tutti uguali, perché è la via più comoda, perché non ti impone di informarti, di approfondire. Ma i post del blog di Beppe Grillo li hai mai letti? Hai partecipato alle Parlamentarie o alle Quirinarie? Quando è venuto a fare il comizio a Taranto un anno e mezzo fa, c’eri? Il voto non si decide sulla base delle pagine FB con nomi come “Tutti fuori dai coglioni” o “Mandiamoli tutti a casa”, gestiti da altre persone che probabilmente di ciò che c’è davvero alla base del Movimento sanno ben poco. Ma che politica è questa? Te lo dico io: non lo è. Quindi non vantarti di essere aggiornato e informato. E non lamentarti nemmeno se le cose non vanno come vuoi, perché sei il primo che non prende posizione veramente. Fai una figura migliore tacendo.
Se invece hai votato Berlusconi, sappi che non ho intenzione di sprecare neanche un briciolo della mia energia fisica o mentale per te. Perché sei senza speranza.  

Ce l’ho con te che pensi che in questo periodo io stia spammando con i post su Taranto su Facebook e Twitter, e che magari abbia anche un po’ rotto le palle co’ sta storia, vero? Bravo. Aspettiamo. Aspettiamo che ci sia il disastro ecologico, aspettiamo che la città sia vuota. Aspettiamo, tanto mica il problema ce l’hai dentro casa. Tanto Taranto è lontana no? Cosa cazzo vuoi che ti riguardi? Di Chernobyl però scommetto che vi ricordate tutti. 

Io continuo. Continuo perché Taranto è il posto in cui sono nata e in cui vivono le persone che amo, e perché sei anni fa non l’ho lasciata a cuor leggero. Continuo perché la massa è abituata a ricordarsi solo degli tsunami del 2004, degli 11 settembre, delle tragedie di massa, ma degli stillicidi non se ne accorge mai nessuno. Soprattutto se ai piani alti non vogliono che ve ne accorgiate. Continuerò sempre e anzi, non farò più sconti a nessuno, perché l’ignoranza ci sta portando all’autodistruzione, e io voglio fare tutto quello che posso per evitare che questo accada.

Ce l’ho con te, che non voti e che dici “A me la politica non interessa“. Vergognati. Soprattutto se sei giovane. La politica non è un hobby. La politica è quella cosa che decide le sorti del tuo Paese, e di conseguenza della tua vita. Hai il sacrosanto dovere di interessartene. A meno che tu non abbia deciso di rinunciare ai tuoi diritti, e so che a Taranto siete in molti, per carità. Meglio un pomeriggio al Gabbiano, sempre e comunque. 

In merito a questo, non posso trattenermi dal copiare una cosetta che si rivolge a buona parte delle persone con cui io me la sto prendendo. Se non lo conosci, leggilo attentamente. Io non scriverò chi è l’autore. Chi già conosce queste parole, saprà.

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani“. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.

E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.

I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. 

Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini.

Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrificio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Non provare a lamentarti della lunghezza del post.
Ti avevo avvisato.

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PD del giorno – 19 Aprile 2013

Cheffiguradimmerda.

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Q44 del giorno – 17 Aprile 2013

Q44http://it.wikipedia.org/wiki/Rastrellamento_del_Quadraro

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Risposta del giorno – 9 Aprile 2013

Due giorni fa, il 7 Aprile, ho scritto:
Quanto vale la vita di un tarantino?
E la morte?

La risposta giunge oggi, direttamente da Montecitorio:

NIENTE.

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