Cose che ho capito nel mio primo mese fuori dall’Italia.

Ma soprattutto cose che ho capito nel mio primo mese a Madrid.

Ho capito che qui si pranza alle 3 e si cena alle 10. Ma in realtà, tra le 12 e mezzanotte puoi mangiare sempre. Basta che tu abbia fame. Anzi, tra le 12 e mezzanotte puoi anche mangiare continuamente balzando di locale in locale, non si stupirà nessuno.

Ho capito che gli astemi che vivono in Spagna sono destinati ad una vita di emarginazione sociale. Quindi se sei astemio forse la Spagna non è il miglior posto dove tu possa vivere. Se poi sei anche vegetariano, sparati che fai prima.

Ho capito anche che, tutto sommato, non ci vuole poi tanto ad aprire solo la porta davanti degli autobus, in modo che tutti siano obbligati a timbrare il biglietto mentre salgono. Perché se non hai il biglietto, oltre che essere disonesto, fai pure ‘na gran figura demmerda perché se ne accorgono tutti.

Poi ho capito che non ci vuole tanto nemmeno a montare dei banalissimi pedali davanti alle panchine, così che anche il vecchietto che va al parco per leggere, abbia lo stimolo a farlo mentre muove un po’ le gambe quasi senza accorgersene. Di certo non correrà mai la maratona, ma magari sarà quel tanto che basta per non incriccarsi del tutto. Gratis, al parco.

E guardando questo mi sono anche resa conto che non ho assolutamente bisogno di iscrivermi in palestra perché c’è un’area attrezzata dove si può fare di tutto. Sempre gratis, al parco.

Inoltre, ho capito che quando vivi all’estero, impari la lingua del posto ad una velocità tripla rispetto a quella che avresti se facessi un normale corso, per quanto fatto bene, in Italia. (Voce fuori campo: “Ma questo o’sanno tutti da mò!”, “Sì, lo so. Ma io volevo verificare.”)

Poi ho capito che quando vivi in diversi posti, e questi posti ti piacciono tutti, sei destinato ad avere sempre nostalgia di uno dei posti in cui non sei mentre ci pensi. Sembra complicato, ma non lo è.

Ho capito che gli spagnoli stanno in fissa con l’Italia tanto quanto noi con la Spagna.
E ho capito pure che stanno con le pezze al culo come e forse peggio di noi, ma si lamentano di meno e se ‘ncazzano molto di più.

 Vabbè e poi ho capito pure che qua internet sul cellulare costa una cifra.
E pure i treni, che però so’ Alta Velocità.
Ma la birra no.

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3 risposte a Cose che ho capito nel mio primo mese fuori dall’Italia.

  1. Che bello ritornare in Spagna attraverso le tue parole. Ci ho vissuto per qualche periodo e ne sono tornato trasformato: intanto ho cominciato a credere di trasferirmi per sempre… Sono stato a Barcellona, Valencia e Palma de Mallorca. A Palma (isola che ha una normativa autonoma speciale) ho visto come sono riusciti a ridurre la spesa sanitaria investendo molto su percorsi ginnici e attrezzi pubblici (pensati per gli anziani ma usati da tutti) come quelli di cui parli tu. Hanno, poi, un sistema per la raccolta differenziata che viaggia tramite tubi sotterranei. Ognuno ha la chiave del totem, versa e sparisce tutto sotto terra, convogliato verso le campagne, dove c’è il centro di raccolta. Quindi non vedi camion, rumori, puzze… E la differenziata è capillare.
    Avrei tanto altro da dire, ma sono certo che non mancheranno le occasioni (visto quello che scrivi). Un caro saluto, a presto.
    (Ah, “treni veloci”: la scorsa settimana ho fatto Firenze-Brindisi in sei ore. Bene, no? La prima ora però era di aereo fino a Bari. Il resto con le ferrovie)

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