Lunga invettiva del giorno – 2 Maggio 2013

Questo probabilmente sarà un post lungo e incazzato. Lo dico subito, perché se tu che leggi non sei bendisposto nei confronti di questa cosa, forse sarà meglio passare a cose più frivole e meno impegnative. Questo post, inoltre, prenderà spunto dal 1° Maggio 2013, e parlerà soprattutto di Taranto. Insomma, ti ho avvisato. Sei libero di cliccare sulla X…adesso.

Sono incazzata, avvelenata e amareggiata nei confronti di un sacco di persone. Se qualcuno si sentirà direttamente chiamato in causa dai miei esempi me ne scuso sinceramente, ma le mie riflessioni sono proprio il frutto di parole dette, lette e sentite realmente, che mi hanno fatto venir su un nervoso che mi impedisce di stare zitta e di pensare ancora “Lascia perdere, non ne vale la pena“. 

Ce l’ho con te, che fai tanto un gran parlare di ciò che si dovrebbe fare per l’Italia e per Taranto sui social network, ma di concreto cosa fai? Non è una domanda retorica, se puoi rispondimi nel merito. 

Ce l’ho con tutti voi che dopo il concerto di ieri avete detto “Tanto oggi è di nuovo tutto come prima“. Spiegatemi: volete solo crearvi un alibi, oppure non ci arrivate proprio? Avete mai sentito parlare di una rivoluzione, d’un cambiamento storico importante, che sia durato 24 ore?! Ve lo ricordate che la Rivoluzione Francese è durata quindici anni, sì? E secondo voi, in quei quindici anni, hanno fatto manifestazione tutti i giorni? Non credo si possa essere tanto ottusi, quindi forza, diciamo meno cretinate. Si chiamano segnali. Segnali a chi comanda, a chi prende le decisioni a scapito nostro: “Ehi, noi siamo qua, siamo tanti, e quello che fate non ci sta bene ma non vi possiamo menare perché altrimenti passeremmo dalla parte del torto“. Un po’ come me che mi sto sforzando di non dire parolacce.
Rome wasn’t built in a day, lo cantavano persino i Morcheeba

Ce l’ho con te che a febbraio sei andato a votare (e c’è una probabilità su quattro che tu abbia votato Grillo) e che oggi non sai neanche come mai al governo c’è Enrico Letta del PD e non Bersani. Non sai perché nel governo da lui presieduto ci sono anche dei membri del PDL. Non sai chi sono i Presidenti della Camera e del Senato. Più sei giovane, e più ce l’ho con te. Più ti lamenti su Facebook, e più ce l’ho con te. Di cosa ti lamenti? Hai votato la furbizia di Grillo nel dire frasone a effetto, hai votato il primo che ti ha detto che i politici sono tutti uguali, perché è la via più comoda, perché non ti impone di informarti, di approfondire. Ma i post del blog di Beppe Grillo li hai mai letti? Hai partecipato alle Parlamentarie o alle Quirinarie? Quando è venuto a fare il comizio a Taranto un anno e mezzo fa, c’eri? Il voto non si decide sulla base delle pagine FB con nomi come “Tutti fuori dai coglioni” o “Mandiamoli tutti a casa”, gestiti da altre persone che probabilmente di ciò che c’è davvero alla base del Movimento sanno ben poco. Ma che politica è questa? Te lo dico io: non lo è. Quindi non vantarti di essere aggiornato e informato. E non lamentarti nemmeno se le cose non vanno come vuoi, perché sei il primo che non prende posizione veramente. Fai una figura migliore tacendo.
Se invece hai votato Berlusconi, sappi che non ho intenzione di sprecare neanche un briciolo della mia energia fisica o mentale per te. Perché sei senza speranza.  

Ce l’ho con te che pensi che in questo periodo io stia spammando con i post su Taranto su Facebook e Twitter, e che magari abbia anche un po’ rotto le palle co’ sta storia, vero? Bravo. Aspettiamo. Aspettiamo che ci sia il disastro ecologico, aspettiamo che la città sia vuota. Aspettiamo, tanto mica il problema ce l’hai dentro casa. Tanto Taranto è lontana no? Cosa cazzo vuoi che ti riguardi? Di Chernobyl però scommetto che vi ricordate tutti. 

Io continuo. Continuo perché Taranto è il posto in cui sono nata e in cui vivono le persone che amo, e perché sei anni fa non l’ho lasciata a cuor leggero. Continuo perché la massa è abituata a ricordarsi solo degli tsunami del 2004, degli 11 settembre, delle tragedie di massa, ma degli stillicidi non se ne accorge mai nessuno. Soprattutto se ai piani alti non vogliono che ve ne accorgiate. Continuerò sempre e anzi, non farò più sconti a nessuno, perché l’ignoranza ci sta portando all’autodistruzione, e io voglio fare tutto quello che posso per evitare che questo accada.

Ce l’ho con te, che non voti e che dici “A me la politica non interessa“. Vergognati. Soprattutto se sei giovane. La politica non è un hobby. La politica è quella cosa che decide le sorti del tuo Paese, e di conseguenza della tua vita. Hai il sacrosanto dovere di interessartene. A meno che tu non abbia deciso di rinunciare ai tuoi diritti, e so che a Taranto siete in molti, per carità. Meglio un pomeriggio al Gabbiano, sempre e comunque. 

In merito a questo, non posso trattenermi dal copiare una cosetta che si rivolge a buona parte delle persone con cui io me la sto prendendo. Se non lo conosci, leggilo attentamente. Io non scriverò chi è l’autore. Chi già conosce queste parole, saprà.

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani“. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.

E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.

I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. 

Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini.

Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrificio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Non provare a lamentarti della lunghezza del post.
Ti avevo avvisato.

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4 risposte a Lunga invettiva del giorno – 2 Maggio 2013

  1. Emidio Lovati ha detto:

    Sono il tuo papà…e sono fiero di te.

  2. Franco Guarini ha detto:

    … sono un amico di mamma e papà e sono ORGOGLIOSO di sapere che esistono tarantini/e come te!!!

  3. anto ha detto:

    Eccoci qua a dire che hai ragione. Perchè hai ragione. Ma la tua riflessione è incompleta. Di quale rivoluzione parli? Orazio ci definì la “Molle Tarentum” e aveva già capito tutto. Sei molto giovane, ma io ho capito prima di te come è fatta la Molle Tarentum. L’ho capito quando combattevo come rappresentante di classe alle elementari dei miei figli e cercavo di risolvere i problemi di quelle mamme che, davanti alla scuola, sbraitavano di torti subiti dai figli. Davo loro appuntamento per l’indomani per parlare col direttore e quante mamme credi che venissero con me? Brava, hai indovinato. Zero. Ed erano i loro bambini. E ho continuato a farlo come rappresentante d’Istituto alle medie dei miei figli. Noi siamo il popolo che si lamenta, anche violentemente, DAVANTI alle porte, ma quella soglia non la oltrepassano mai. Tu parli di Grillo: mai mi è passato pe rla testa di votare per lui, perchè io guardo i programmi dei partiti e quello non mi piaceva. Ma la gente ama le folle oceaniche, ne è sedotta. A Taranto hanno pensato: “Se c’è tanta gente che lo segue vuol dire che è un vincente, è un capo” E i tarantini, senza un capo, non sanno cosa fare. Tu parli di Berlusconi : hai dimenticato di dire a quelli che hanno odiato Monti che quest’ultimo ha dovuto raddrizzare uno sfascio lasciato dal precedente Governo. Guidato da Berlusconi. A cui è bastato dire “Vi restituirò l’IMU” e ha comprato gli italiani. Non ha detto, però che l’IMU da restituire è la metà della somma versata, perchè l’altra metà si versa ai Comuni che, col cavolo ti restituiscono un centesimo! E che l’IMU dovuta al Governo verrà rwstituita solo nella misura del 60% sulla prima casa. Spiccioli. 30 denari. Del PD lasciamo stare, ha pagato problemi interni e, forse, un giusto ricambio generazionale. Ma tu vuoi andare a parare specificatamente al referendum ILVA. E qui non ti seguo più. Perchè la rivoluzione che dici tu farebbe troppi morti. La chiusura dello stabilimento non avrebbe, secondo me, effetti positivi: mettiamo che si chiuda totalmente la fabbrica. 12000 persone sono un problema, non credi? Come ricollocarli? Mi sono posta il quesito e ho chiesto ai duri e puri dell’ambiente e le risposte non mi hanno soddisfatto.”Torniamo all’agricoltura” è stato lo slogan più comico. Come faranno 12000 operai ad imparare a coltivare la terra? Non è molto facile nè redditizio. E dove si troverà tanta terra da coltivare sufficiente per tutti? E anche se ci fosse, dove smerciare un quantitativo tanto elevato di prodotti? I prezzi crollerebbero, no? E ancora mi chiedo: ma se c’è un disastro ambientale, sarà inquinata anche la terra no? Quindi si produrrebbe frutta e verdura inquinata, come adesso, che cambia? “Turismo”. Sì, senza strutture, senza organizzazione, senza personale preparato. E poi, dopo tutte le notizie negative su Taranto, chi verrebbe a villeggiare qui? Chiudiamo l’ILVA e tutti a casa, aspettiamo i soldi e bonifichiamo tutto il territorio. Mah. Io dico: chiudiamo l’ILVA, aspettiamo i fondi per la bonifica, che saranno intascati dai furbi (perchè siamo italiani ) e noi ci ritroveremo senza lavoro, senza bonifica e inquinati come prima. Come ho già detto in altri post, vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa fare degli operai ILVA! Come ricollocarli. Nemmeno tu, con la tua sapiente analisi, me l’hai spiegato. Perchè 12000 operai non possono essere un dettaglio trascurabile. Dietro di loro ci sono famiglie che devono mangiare, le loro bollette non si bloccano per disastro ambientale, questa gente non può emigrare perchè c’è crisi in tutto il mondo. Per questo hanno disertato il referendum: gli chiedevano se vogliono morire oggi di tumore o domani di fame. Ti sembra una scelta da poter fare? TI prego, sei giovane, hai il cervello più fresco, dimmi tu cosa possono fare gli operai. Io avevo proposto un’idea ( a me stessa, è chiaro): la dirigenza ILVA rimane sul territorio e gli si confisca una parte del reddito totale dei suoi guadagni e la si destina al risanamento del territorio (anche il mare. A proposito, perchè le cozze hanno la diossina e il pesce no?), la fabbrica viene chiusa a rotazione riguardi i settori per consentirne la bonifica: gli operai di quel settore verranno messi in CI o spostati in altri settori. In questo modo, commissariando l’ILVA, ci sarebbe una riduzione del lavoro e l’obbligo di bonifica controllata. I signori Riva ci metteranno 30 anni? E chi se ne importa, possiamo aspettare. E loro potranno andare via quando avranno risarcito la città territorio e cittadini. ma non posso leggere commenti come quelli di Gabriella che, all’indomani del flop referendario, scrive: “Mi viene voglia di lasciare Taranto per la delusione e andare a Roma dove già vive mia figli”. Capisco l’amarezza, ma mi viene da dirle:” Questo lo puoi fare perchè TU hai un’alternativa, ma quelli che qui ci devono restare, che qui hanno la sicurezza di un pezzo di pane, che hanno legami troppo onerosi, non credi che abbiano diritto ad un pò di comprensione per il mancato voto referendario?” Con affetto ti abbraccio

    • Lova ha detto:

      Cara Antonella, intanto grazie per il tuo commento così approfondito e così “sentito”.
      Rispondo alla tua obiezione facendoti notare che nella mia invettiva non ho mai parlato di chiusura dell’ILVA. A Taranto purtroppo i diritti sono calpestati tutti, tanto quello alla salute, quanto quello all’occupazione e quello al gioco per i bambini. E stiamo parlando di cose essenziali per la vita di un cittadino, che io pretendo siano garantite dalla classe politica.
      Sarebbe irragionevole chiedere la chiusura dello stabilimento, ma quello di cui i lavoratori e non solo, non si rendono conto, è che di questo passo andremo allo sfacelo comunque.

      A questo proposito, se non l’hai già fatto, ti consiglio di leggere “La città delle nuvole” di Carlo Vulpio, del quale ti incollo qui alcuni stralci:

      “[…] Negli Stati Uniti il 66 per cento dell’acciaio è prodotto da materiali recuperati, cioè ricavato dagli scarti, dai rottami. E che un’acciaieria come quella di Taranto non ha più senso, da qui al futuro.”

      “Subito dopo la decisione del Tar, puntuale, l’ILVA torna ad agitare lo spettro della disoccupazione e della cassa integrazione, che sono sempre argomento convincenti per chi ha bisogno del lavoro come dell’ossigeno. I promotori del referendum cercano di spiegare che è falso che, chiusa l’ILVA, cominci la fine del mondo e ripetono che anche questa eventualità deve salvaguardare una condizione essenziale, e cioè la tutela dell’occupazione. Anzi, dicono, il vero pericolo per l’occupazione è un altro. E cioè che l’ILVA chiuda lo stesso, alla fine del ciclo produttivo, perché è un impianto vecchio. Mentre per le bonifiche ci sarebbe da lavorare a lungo, perché dovranno riguardare anche il mare, con le sue decine di chilometri di fondali inquinati. “Per smantellare gli impianti e bonificare l’area ci vogliono 30/40 anni” dice il coordinatore di Taranto Futura, Nicola Russo, “con piena garanzia dell’occupazione, che il governo e la Comunità Europea dovranno assicurare”. A Genova, per esempio, proprio gli operai ILVA stanno bonificando l’area industriale dove, con ogni probabilità, sorgerà il più grande ospedale della Liguria, a cui è stato già dato il nome di Ospedale di Ponente.”

      “Secondo alcuni calcoli, per installare i “filtri a manica”, che abbatterebbero in un colpo solo polveri, diossina e le altre sostanze cancerogene e persino quelle radioattive, sarebbe sufficiente il 5 per cento degli utili per due anni, cioè un impegno di spesa di nemmeno 100 milioni di euro. Ma poi, fossero anche il doppio, il triplo, o la metà o i tre quarti degli utili? Quanto valgono le vite umane falciate dalla diossina e dagli altri killer chimici? Quanto vale una sola vita umana, di chi lavora in fabbrica e di chi non ci lavora, ma ci abita vicino, e la deve respirare e subire?”

      Il problema è che Riva è un assassino della peggiore specie.
      E noi abbiamo il diritto, e forse il dovere, di essere incazzati con gli ignoranti.

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