L’Italia non s’è desta.

17 Marzo 2011. Festeggiamo! Illuminiamo tutti i monumenti di bianco, rosso e verde! Cantiamo l’inno di Mameli! Appendiamo i tricolori al balcone! Cambiamo l’immagine del profilo su Facebook e mettiamoci un eroe nazionale! Viva l’Italia!

Più della metà dei Parlamentari italiani non sa cosa sia successo il 17 Marzo 1861. Molti di loro sono convinti che l’Unità d’Italia sia stata sancita nel 1860 con Roma capitale, e che quindi si festeggi quest’anno per un motivo ancora poco chiaro, magari perché la macchina organizzativa procedeva a rilento e quindi è slittato tutto al 2011. Ci siamo abituati.

Meno di una settimana fa c’è stato bisogno di una manifestazione nazionale in difesa della Costituzione Italiana, per ribadire ciò che dovrebbe essere considerato ovvio. La Costituzione non si tocca. Punto.

Ci sentiamo dire decine di volte: “I padri della Costituzione hanno dato la vita per l’Italia…sono morti a vent’anni…”. La sottigliezza di quest’affermazione non sminuisce il suo potere irritante: “Giovani di oggi, loro morivano per gli ideali mentre voi a vent’anni chissà pure se avete finito la scuola.”. Ecco, per dirla delicatamente, potreste farla finita, e per un motivo piuttosto banale.

Siete tutti bravissimi a dire “Sono cambiati i tempi!” quando pensate che oggi ci si sposa a trent’anni, si fanno figli a quaranta, si lavora fino ai settantacinque… Vero? Bene.

Centocinquant’anni fa, a vent’anni, spesso si lavorava già da dieci, c’erano una moglie senza diritti e dei figli analfabeti ad aspettare di sapere se si sarebbe mangiato o no. Oggi a vent’anni si va all’università o si cerca invano un lavoro, si fa la spesa al discount e si smette di mangiare carne e pesce perché costano troppo, si studia e ci si specializza con la consapevolezza che non si arriverà mai alla pensione, si vive di contratti a tempo determinato che non saranno rinnovati, si convive coi pregiudizi di chi pensa che siamo tutti scansafatiche senza ideali, che si svegliano tutti i giorni alle 12 e cazzeggiano dalla mattina alla sera, perché tanto mamma e papà poi ci mettono i soldi sulla carta.

Vi pare che le due generazioni siano confrontabili? Forse sì, ma non come lo fate voi. Forse lo sono perché entrambe guardano al futuro con rassegnazione, perché non hanno fiducia nelle istituzioni, perché hanno capito che per andare avanti, la soluzione è soltanto una: spaccarsi il culo.

Ci costringono a sentir parlare di Padania libera, a vedere gente vestita di verde che considera i terroni un peso per la società, che si alza e va via quando s’intona l’inno di Mameli.

Tacciamo di fronte all’ironia degli stranieri sul nostro capo del governo. Proviamo la vergogna che non prova lui. Consideriamo l’ipotesi di andar via. Ci chiediamo perché in Africa riescono a mandarli via e qui no. Manifestiamo, urliamo, ma non succede mai niente.

Parliamo di nucleare solo quando succede il disastro, per di più in Giappone, secoli avanti rispetto a noi dal punto di vista tecnologico. Sentiamo dire che le centrali che si costruiscono oggi sono 400 volte più sicure di quelle Giapponesi, che i rischi sono bassissimi, che i costi saranno ammortizzati, salvo poi accorgersi che nessuno vuole la centrale sotto casa. Non ci sono le condizioni morfologiche, è zona sismica, c’è un’altra centrale troppo vicina, sono solo alcune delle scuse utilizzate in questi giorni.

Ok, facciamo un referendum, la parola ai cittadini. E cercate di fregarci col tipico scherzetto secondo il quale per dire NO, bisogna votare SI’.

Ma vi sembra un’Italia in cui festeggiare questa?

Per inciso, il 17 Marzo 1861 Vittorio Emanuele II viene proclamato Re d’Italia. La capitale è Torino, e lo sarà per circa dieci anni.

Buon compleanno Italia.
Niente escort stasera, mi raccomando.

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2 risposte a L’Italia non s’è desta.

  1. Maurizio Ingrassia ha detto:

    Direttamente dal tuo profilo di anobii, il commento che mi vien di fare è una frase da me coniata per l’occasione:

    “17 Marzo 2011: Data storica in cui si celebra l’apparizione della bandiera italiana per le strade in un anno dispari.”

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