E questa? In soffitta.

Traslocare. Nuove mura, nuovo balcone, nuovo ascensore. Può essere una cosa talmente banale, soprattutto per i fuori sede. Nuova portinaia, nuovo materasso, nuovo fornetto. Una consistente sfacchinata, se hai vissuto per tre anni nello stesso posto, riempiendolo passo passo, per sentirlo tuo un po’ di più. Nuovo armadio, nuovi vicini orientali, nuovo fruttarolo.

Possono essere pochi, tre anni. Possono essere lunghi. O possono essere abbastanza per sapere che in quel luogo che per mille giorni ti ha visto rientrare stanca, felice, scoglionata, sventolando un libretto universitario, urlando di rabbia, in trepidante attesa di qualcuno o qualcosa, in compagnia, tristemente e felicemente sola, ci lascerai un pezzettino di cuore.

Queste mura ne hanno viste troppe. Per ricordo lasci loro i segni delle fotografie staccate e portate via, in un’altra stanza, dove si ricomincia daccapo. I tuoi di ricordi, invece, subiranno un’attenta selezione. Hai presente capodanno? Anche a ‘sto giro ci sono cose che per un po’ è meglio mettere in una scatola e lasciare in soffitta. La riaprirai quando non ti farà più nessun effetto, riderai dell’odore di vecchio che manderà fuori, e chissà che faccia farai.

Se passerete di qui
non chiedete dove mi trovo;
più non abito la vecchia dimora
lungo i Navigli che ho amato,
dove la mia povera carne
si consumava, rinchiusa
come una perla nel guscio.
Là trascorrevo i giorni
della mia lucida follia poetica
a tessere e tessere versi
come un costante rito d’amore
che potesse sedurre il Destino.

Meravigliosa è stata la vita,
incandescente proscenio
per la mia parte:
ho interpretato un guerriero
che ha perso o vinto battaglie,
una trepida sposa, una madre
defraudata dei frutti del grembo,
ed anche una mistica amante,
alchimista sapiente
per travasare il dolore
in ampolle di canto.

Sono morta più volte
nel mio stesso fuoco,
ma come fenice tornavo
ad una segreta visione.
Così vi ho offerto i miei “guai migliori”
senza chiedere nulla
e ciò che vi è parso indigenza
è stato un reame
in cui accoglievo l’ispirazione
insieme agli amici prescelti.

Questo è soltanto un trasloco:
adesso come una rondine
migro stupita
nella nuova Dimora,
presagita da me oscuramente
nei trascorsi deliri.
Qui vivo, m’inebrio,
mi nutro di luce
e sono pura energia
che genera altra poesia.

Ancora m’incontrerete
divenuta musica
sul pentagramma della mia Milano,
e se passerete di qui,
lanciatemi un fiore
nell’acqua dei quieti Navigli;
sarà il vostro bacio per me
che io coglierò per posarlo sul cuore
come il dono perfetto
d’un fervido amante.

Alda Merini

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