La cultura vi fa paura

Stamattina, prima di andare in palestra, ho comprato l’Unità perché sapevo che ci sarebbe stato l’inserto con tutte le centomila firme dei partecipanti all’appello lanciato dal giornale in favore di Saviano. E tra tutti quei nomi c’era anche il mio. Quando l’ho trovato, in mezzo a quella miriade di lettere minuscole, mi sono sentita bene, sentivo di aver fatto qualcosa di concreto per il bene del mio Paese, per la libertà di pensiero. Volevo addirittura scrivere alla redazione dell’Unità per dir loro: grazie a questa iniziativa, oggi sono un po’ più orgogliosa di essere italiana.

Dopo pranzo sono uscita con l’intenzione di raggiungere Montecitorio, per partecipare alla protesta degli studenti contro il DDL Gelmini. Ho dovuto allungare il percorso di un buon chilometro per riuscire a raggiungere via del Corso, bloccata in ogni suo accesso, tranne uno. Mi sono unita alle migliaia di ragazzi che erano già lì, mentre pioveva incessantemente. Da quel momento è cominciato l’inferno.

Ho visto i ragazzi correre all’impazzata all’indietro, ho visto i loro occhi spaventati dal rischio di cadere e di rimanere schiacciati dalla calca, ho visto una quantità di camionette della polizia che mai avevo visto nella mia vita in un solo giorno, ho visto i manganelli tenuti saldamente in mano pronti ad essere usati anche quando il corteo si era già ritirato verso piazza del Popolo.

Ho sentito decine di scoppi di petardi – uno dei quali a una decina di metri da dov’ero – , ho sentito dire ai ragazzi “Andiamo via, non è il caso”, “La rivoluzione è fallita”, “Qua va a finire che ci facciamo male…”, li ho sentiti telefonare ai loro amici e, prima di qualsiasi altra cosa, chiedere “State tutti bene?!”, ho sentito decine di migliaia di voci che urlavano “Università pubblica”, “La cultura vi fa paura” e “Vergogna”.

Ho visto la libertà d’espressione volare via verso altri posti, altri Paesi. In Italia non c’è posto per lei. Ho letto frasi come “I veri studenti oggi sono a casa a studiare”. No. No, caro Presidente. Oggi non era un giorno fatto per studiare a casa. Oggi era il giorno in cui gli studenti hanno manifestato la loro voglia di continuare a farlo, liberamente e sapendo che è possibile anche se non ci si può permettere di pagare la retta di un ateneo privato, perché l’Università pubblica è ancora lì e funziona. E stai tranquillo che domani studieremo il doppio per recuperare il tempo perso oggi per tentare di fermare una legge permessa da te e dai folli come te.

Sono tornata a casa sotto la pioggia, sconfortata da quello che i miei occhi hanno dovuto vedere. Chi, dopo oggi, non si accorge che siamo sotto regime, evidentemente ne è complice.

Stamattina volevo esprimere il mio orgoglio nell’appartenere a questa Nazione.
Stasera penso che oggi mi vergogno di essere italiana.

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Una risposta a La cultura vi fa paura

  1. Morgana ha detto:

    Leggo amaramente questo intervento, il cui contenuto mi era già noto.
    Torno da una riunione dei ragazzi Erasmus qui a Madrid.
    Fino a ieri eravamo pieni di voglia di fare e di iniziative, oggi serpeggiava una disillusione davvero sconfortante.
    A Roma è stata proprio uccisa la libertà di partecipare, insieme all’università.

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