La Recherche del giorno – 8 Gennaio 2014

Da quando mi sono diplomata, la scuola non mi è mancata mai.
Non mi è mai mancato studiare per forza, né alzarmi col buio senza sapere se sarebbe servito o meno, né fare la guerra psicologica a quella di filosofia (che poi, se tornavi col 4, di psicologico aveva molto poco).
Cose da salvare ce ne sono diverse, ma ben selezionate. Tra queste, la forza d’animo e fisica, che oggi forse non avrei, di uscire di casa alle 7,15 ogni mattina.

Oggi mi è capitato di riascoltare un disco preso dalla mensola di camera mia e di fare un salto improvviso alla Terry e Maggie (clicca qui e pentiti se non sai chi siano), e mi sono resa conto di quante cose nel frattempo siano cambiate. NB: non farò un’invettiva sui liceali di oggi.

Insomma fatto sta che c’ero io che aspettavo il 3 alla fermata, sempre coi soliti. Poi passava, e io ne approfittavo per finire di studiare letteratura greca col libro sulle ginocchia. E poi scendevo in Corso Umberto e andavo al bar e mi trovavo davanti l’espressino e il cornetto vuoto senza chiederli. “Oggi non ce li ho, te li do domani…” e mi sbattevo 6/700 metri fino a scuola, solo perché volevo andare al bar. Però nel frattempo ero arrivata almeno a 7/8 canzoni… Ché se no tenersi quel cazzo di lettore CD nella tasca del giubbotto non valeva la pena.

E allora mi sono immaginata il fantasma di Tabucchi che mi raccontava della sua saudade che era uguale, quello di Proust che mi diceva un sacco di storie fighe sui ricordi che però io capivo a metà perché, caro Marcel, non mi ci sono ancora avventurata mai, e un ologramma di Santana (ché lui almeno vive ancora) che parlava con la chitarra.

In parole povere un casino. Però un casino figo.
E questa:

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Cose che ho capito in due mesi a Madrid

Ho capito che ci è voluto un mese e mezzo per essere in grado di uscire proprio da dove volevo a Moncloa.

Ho capito che da quando vivo in città discretamente grandi il mio concetto di vicino si è ampliato parecchio. Oggi corrisponde ad una distanza tale per cui un tarantino sicuramente prenderebbe la macchina. E se sono a Taranto, la prendo pure io.

Ho capito che fa molto freddo.
Ma soprattutto non ho capito perché in metro ci debba essere la temperatura del Cairo con 0 gradi fuori. Va bene riscaldarsi, ma sudare no. Checcazzo.

Ho capito che posso reggermi in piedi anche con almeno mezzo litro di vino diluito nel sangue. Ma tutto il resto ne risente per svariate ore.

Ho capito che è talmente ovvio che io dopo “¡Hola!” dica “¿Qué tal?” che la gente mi risponde “Bien” indipendentemente da quello che ho detto, fosse anche “Sei uno stronzo” (“¡Bien!”).

Ho capito che “Italia” è una parola chiave. Sia per essere adorati che per essere coglionati.

Ho capito che il concetto di “esame” in Spagna è qualcosa di molto indefinito…
E che un mondo migliore, in cui i professori non si battono il culo con tutt’e due le mani quando hai un problema, è possibile.

Ho capito che la Stella di Natale qui si chiama Flor de Pascua e lo trovo molto scorretto. Così come trovo scorretto che lungo si dica largo.

Ho ascoltato mia nonna farmi gli auguri di buon compleanno al telefono, e ho capito che quella telefonata era già un motivo valido per stare un anno all’estero. E attenzione che non è una cosa melensa, ma estremamente comica. Come mia nonna d’altronde.

Poi ho avuto conferma che il mio compleanno dura almeno due giorni. E anche che nascere in Spagna sarebbe stato ancora più comodo, perché è festa pure il giorno prima.
Ma ciò non toglie che preferivo comunque nascere a Luglio.

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Madrid come Helsinki del giorno – 13 Novembre 2013

Accade a Madrid che comincio a frequentare, con circa un mese di ritardo rispetto all’inizio delle lezioni, il corso di “Ergonomía y Deporte” all’università. Mi presento, avviso la professoressa che sono italiana e che quindi magari mi perderò qualche frase per strada, e via. Scopro che, anziché studiare un libro o una dispensa come si fa di solito, dobbiamo organizzare delle ricerche di gruppo sui temi che compongono il programma, condividerne i risultati con tutti gli altri, mettere tutto insieme e così, ottenere una specie di dispensa autoprodotta dagli studenti.

Dico ok. Che ne so come fate qua. Se lo devo fare, lo faccio.
E invece scoppia la protesta. Mailing list tra i compagni corso, lamentele, ma soprattutto raccolta firme portata ai piani alti della facoltà. Perché non è normale che non esista il materiale su cui studiare. Perché non si fa così.

Dico se vabbè, figurati…
L’ultima volta che ho provato a lamentarmi a Roma, ho fatto l’esame 3 volte e alla fine ho accettato un 20.

La faccio breve.
Ci hanno riuniti stamattina. Hanno cambiato il professore. Ci hanno detto che si ricomincerà il programma analizzando i temi più importanti, e che l’esame verterà esclusivamente sugli argomenti analizzati a lezione, considerando che manca poco più di un mese alla fine dei corsi. E se ci sono problemi, chiamateci, ditecelo.

Dico minchia.

Accade a Madrid. Capito? A Madrid, non in Finlandia che poi ve ne uscite tutti con la storia che lì però la gente si suicida. A Madrid. Spagna. Sole. Birra. E proteste che funzionano.

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Che l’ILVA vi benedica – 9 Novembre 2013

L’arcidiocesi di Taranto, in collaborazione con la LUMSA e il polo jonico del Politecnico di Bari, ha organizzato per il 7 novembre scorso un convegno dal titolo “Ambiente, salute, lavoro: un cammino possibile per il bene comune”. Prevista la partecipazione dei seguenti relatori: il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, il procuratore di Taranto Franco Sebastio, il direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato e l’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro, magno organizzatore e promotore dell’iniziativa che, per completezza, si è tenuta proprio nell’Aula Magna della LUMSA di Taranto, adiacente alla Parrocchia Santa Rita, rinomata sede jonica del movimento ecclesiale cattolico “Comunione e Liberazione” (notoriamente lo spazio più consono ad accogliere iniziative di questo genere, il più capiente, insomma il migliore sotto ogni punto di vista. La Subfor? No. La Subfor non esiste. Non è mai esistita.)

Un coraggioso tentativo di dialogo sul dramma che vive Taranto per la contrapposizione tra ambiente e lavoro.

Il nostro obiettivo è di favorire la concertazione tra le varie forze positive presenti sul nostro territorio per aiutare ad una soluzione che veda in primo luogo non il lucro e il profitto ma la difesa della vita, della salute e del lavoro.

Parole di monsignor Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto. A cui si è aggiunto il saluto del Santo Padre che “auspica che la proficua riflessione, accompagnata da scelte concrete verso stili di vita sostenibili sul piano umano ed ecologico e da un sistema economico che promuova la piena realizzazione della persona, giunga al pieno riconoscimento dei diritti di ciascuno al lavoro, alla salute e alla pacifica convivenza”. Più la garanzia della sua preghiera per tutti i cittadini di Taranto.

Detto questo, e considerando che io non conosco assolutamente il contenuto delle relazioni e degli interventi del convegno, quello che voglio dire io sono solo delle semplici considerazioni che approfondiscano la cronaca di questa importante e proficua giornata per Taranto e per la salute della cittadinanza.

Considerazione n. 1
L’accesso al convegno non era libero. Vi si poteva accedere solo tramite invito.
Tra gli invitati, ad ogni modo, c’erano tutti i parroci della Diocesi di Taranto più un accompagnatore. La cittadinanza tutta non era invitata.

Considerazione n. 2
A causa della presenza di ben due ministri del nostro attuale governo e della rilevanza dell’iniziativa che ricordo, era organizzata dall’Arcidiocesi di Taranto, la zona circostante al luogo dell’evento, ha dovuto esser blindata dalle transenne e dai mezzi delle forze dell’ordine (con annessi uomini rigorosamente in assetto anti-sommossa), per l’ovvio pericolo dovuto alla ben nota violenza del popolo tarantino, peraltro del tutto ingiustificata visto l’impegno e la passione con la quale la classe politica si dedica al caso ILVA per la difesa dei diritti fondamentali dei cittadini.

Considerazione n. 3
Tra i relatori erano indicati anche i nomi del presidente della regione Puglia Nichi Vendola, e del sindaco di Taranto Ippazio Stefano. “Sopravvenuti altri impegni” è stata la motivazione con la quale entrambi hanno giustificato la loro assenza.
A titolo puramente informativo, aggiungo che sia Vendola che Stefano sono recentemente stati destinatari di un avviso di garanzia da parte della Procura di Taranto per il caso ILVA.

Considerazione n. 4
Mi è stato riferito che all’esterno della LUMSA, in cui si svolgeva il convegno, e aldilà delle transenne e delle camionette, la cittadinanza tutta era presente in un numero che si aggira intorno alle 50 persone (abitanti di Taranto: 198 mila circa).

Adesso non ho voglia di aggiungere altro.

Anzi no, un’altra cosa la dico: non gradisco l’ironia su chi pensa che io parli continuamente di Taranto e del caso ILVA. Quando il “caso Taranto” diventerà “la strage di Taranto”, allora tutti ne parlerete, politici e non, e invierete SMS al 45503 per donare 1 euro alla città. E sarà il vostro modo per compensare il sacrificio umano che avremo dovuto fare perché qualcosa cambiasse.

Fonte 1
Fonte 2
Fonte 3

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Cose che ho capito nel mio primo mese fuori dall’Italia.

Ma soprattutto cose che ho capito nel mio primo mese a Madrid.

Ho capito che qui si pranza alle 3 e si cena alle 10. Ma in realtà, tra le 12 e mezzanotte puoi mangiare sempre. Basta che tu abbia fame. Anzi, tra le 12 e mezzanotte puoi anche mangiare continuamente balzando di locale in locale, non si stupirà nessuno.

Ho capito che gli astemi che vivono in Spagna sono destinati ad una vita di emarginazione sociale. Quindi se sei astemio forse la Spagna non è il miglior posto dove tu possa vivere. Se poi sei anche vegetariano, sparati che fai prima.

Ho capito anche che, tutto sommato, non ci vuole poi tanto ad aprire solo la porta davanti degli autobus, in modo che tutti siano obbligati a timbrare il biglietto mentre salgono. Perché se non hai il biglietto, oltre che essere disonesto, fai pure ‘na gran figura demmerda perché se ne accorgono tutti.

Poi ho capito che non ci vuole tanto nemmeno a montare dei banalissimi pedali davanti alle panchine, così che anche il vecchietto che va al parco per leggere, abbia lo stimolo a farlo mentre muove un po’ le gambe quasi senza accorgersene. Di certo non correrà mai la maratona, ma magari sarà quel tanto che basta per non incriccarsi del tutto. Gratis, al parco.

E guardando questo mi sono anche resa conto che non ho assolutamente bisogno di iscrivermi in palestra perché c’è un’area attrezzata dove si può fare di tutto. Sempre gratis, al parco.

Inoltre, ho capito che quando vivi all’estero, impari la lingua del posto ad una velocità tripla rispetto a quella che avresti se facessi un normale corso, per quanto fatto bene, in Italia. (Voce fuori campo: “Ma questo o’sanno tutti da mò!”, “Sì, lo so. Ma io volevo verificare.”)

Poi ho capito che quando vivi in diversi posti, e questi posti ti piacciono tutti, sei destinato ad avere sempre nostalgia di uno dei posti in cui non sei mentre ci pensi. Sembra complicato, ma non lo è.

Ho capito che gli spagnoli stanno in fissa con l’Italia tanto quanto noi con la Spagna.
E ho capito pure che stanno con le pezze al culo come e forse peggio di noi, ma si lamentano di meno e se ‘ncazzano molto di più.

 Vabbè e poi ho capito pure che qua internet sul cellulare costa una cifra.
E pure i treni, che però so’ Alta Velocità.
Ma la birra no.

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Scontro fra titani del giorno – 27 Settembre 2013

UNIONE Boicotta barilla – Barilla merda – Barilla muori –
Barilla magnate la pasta e strozzatece – Da domani dieta

VS

GRANDE ALLEANZA Io sto con Barilla – Associazione Impopolari Italiani –
Antonio Banderas Fan Club Italia – Associazione “Io ho un sacco di amici gay, però…” –
Non capisco che cos’ha detto Barilla di nuovo – Non so proprio cos’è che vi meravigli – Gnignignignigni d’Italia – Il punto non è questo ma bensì quest’altro –
Le logiche pubblicitarie seiferhawdvfksmeofd…

#iostoconDivella

divella

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Più morte naturale di così… – 06 Giugno 2013

Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l’aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita. I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.

Erri De Luca

cucchi

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